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Dibattito Pubblico, Barone: il Garante non è una controparte politica

Intervista di PrimoPiano Molise al responsabile organizzativo del Dibattito Pubblico Termoli 2020.

Con i confronti nelle scuole e soprattutto i workshop che prenderanno il via domani, entra nel vivo il Dibattito Pubblico Termoli 2020, con gli eventi aperti alla cittadinanza.  Ne parliamo con il responsabile organizzativo Antonello Barone. Qual è lo stato dell’arte?

Nell’organizzare il Dibattito Pubblico Termoli 2020, in assenza di un quadro di riferimento attuativo dell’articolo 22 del nuovo codice degli appalti che prevede questo nuovo istituto di democrazia partecipativa, abbiamo preso a modello le migliori prassi nazionali e internazionali in tema di consultazioni pubbliche. E’ stata realizzata una campagna informativa capillare. E’ stato allestito un info-point in Municipio e messa a disposizione dei cittadini una piattaforma tecnologica attraverso la quale comprendere le motivazioni politiche che hanno spinto l’Amministrazione a voler realizzare l’intervento. Dal 25 luglio scorso sul sito è possibile visionare tutte le tavole tecniche del progetto, richiedere delucidazioni, avanzare proposte.

Sabato iniziano i veri confronti pubblici.

Nei novanta giorni di attività del Dibattito sono stati programmati ben tre momenti pubblici per illustrare l’intervento sotto diversi aspetti: progettuale, finanziario, cantieristico. E consentire così ai cittadini e ai portatori di interessi legittimi di partecipare a quattro tavoli tematici per avanzare proposte o critiche e porre ulteriori domande. Diverse le richieste di informazioni e le proposte ricevute finora. Inoltre abbiamo realizzato sei interviste su Facebook con i diversi responsabili e consulenti del progetto. Abbiamo visitato insieme alla stampa e all’Amministrazione Comunale due città dove la ditta aggiudicataria ha già realizzato interventi in project financing. Ma il dato che più ci conforta è quello delle 38 le associazioni cittadine che si sono iscritte ai tavoli tematici. Tutti i 60 posti disponibili sono andati esauriti.

Eppure i Comitati del No restano fortemente contrari all’opera, ma anche al metodo del Dibattito Pubblico. Come giudica questa posizione di chiusura?

Sin dal primo momento siamo stati consapevoli che l’obiettivo dell’inclusione nel processo di confronto dei cittadini contrari all’opera sarebbe stato un elemento determinante per la buona riuscita del processo. Il professor Marco Olivetti, Garante del Dibattito, durante il FacebookLive del 2 agosto scorso ha proposto pubblicamente, e successivamente anche in via informale, al rappresentante del Coordinamento No Tunnel di sedersi intorno a un tavolo e verificare insieme come modificare le regole di ingaggio della consultazione per consentire loro di esserne parte. La risposta è stata un garbato rifiuto al confronto. Essi hanno deciso di boicottare l’iniziativa. E ne siamo profondamente dispiaciuti.

I toni negli ultimi giorni però sembrano tutt’altro che garbati. Cosa risponde agli attacchi dei Comitati?

Il boicottaggio sta assumendo le sembianze di una delegittimazione, non solo del processo di consultazione, ma anche delle qualità professionali di tutti coloro che a vario titolo stanno contribuendo a questa iniziativa. Professionisti che hanno una posizione laica e non di parte sull’intervento di riqualificazione urbana. Occorre dunque uscire da un subdolo equivoco. Il Coordinamento No Tunnel, le cui componenti sono rappresentative sia della società civile, sia diretta emanazione di alcuni movimenti politici, forse ritiene di essere, nonostante tutto, dentro quella campagna referendaria a cui aspiravano, legittimamente, di portare la città. Essi ora hanno individuato nel Garante del Dibattito Pubblico Termoli 2020, sbagliando, un nuovo avversario.

Non è una valutazione corretta la loro?

No. Il Professor Marco Olivetti non è il rappresentante di un immaginario “Comitato Sì Tunnel”. Non è un venditore di calcestruzzo. Olivetti soprattutto non è la controparte di chi è contrario alla realizzazione dell’opera di riqualificazione del centro di Termoli. Egli è il Garante, terzo e indipendente, di un nuovo processo di democrazia deliberativa che ll Comune di Termoli ha deciso di sperimentare.

Eppure esponenti del comitato accusano Olivetti di voler calare i giovani studenti di Termoli nel cemento e di rifiutare il confronto. Cosa risponde?

Sono offese puerili, che qualificano chi le avanza e di certo non scalfiscono l’umore di chi è costretto a subirle. Olivetti, grazie alla sua storia professionale e umana, e mi onoro di aver contribuito a inserirlo nella terna proposta all’Amministrazione, è stato individuato per garantire, e garantisce, un metodo istituzionale, democratico e innovativo. Garantisce che tutti coloro che vogliono avere informazioni possano essere esauditi nella loro richiesta. Garantisce che tutti coloro che avanzano proposte possano essere accolti e valutati. Garantisce che tutti coloro che hanno deciso di partecipare ai momenti pubblici possano essere ricevuti e favoriti nell’argomentare le loro idee. Garantisce, infine, che tutto questo sforzo collettivo di partecipazione sia organizzato in una relazione finale che possa consentire all’Amministrazione e alla società aggiudicataria di valutare l’opportunità di abbandonare l’opera, di accogliere le proposte avanzate dai cittadini o di lasciare invariato il progetto.

Dunque rispedisce al mittente le accuse mosse al Garante?

Non devo essere certo io a difendere il professor Olivetti. Voglio però sottolineare come la nostra iniziativa parli a tutta la città e non solo a una parte. La cornice di legittimità del processo è chiara. Chi se ne tiene al di fuori è libero di farlo. Se l’auto-esclusione è frutto di una soggettiva valutazione politica o frutto della paura di legittimare con la propria partecipazione l’Amministrazione i cui organi hanno ritenuto non ammissibili i quesiti referendari, non siamo noi a doverlo valutare. Però possiamo affermare che chi partecipa alla discussione mediatica deve riflettere sull’opportunità di proseguire a denigrare tutti coloro che hanno deciso di essere parte attiva del Dibattito Pubblico. Molti, anche alcuni che sono contrari all’opera, hanno deciso di utilizzare questo nuovo strumento di partecipazione o come lo definiscono altri miei colleghi, di negoziazione anticipata. Essi hanno la stessa dignità di esprimersi e di vedersi garantito il loro diritto a partecipare, come chiunque altro.

Restano dunque posizioni molto distanti fra l’organizzazione del Dibattito e il fronte del No?

Ribadisco, l’organizzazione del Dibattito Pubblico e il suo Garante non sono la controparte di nessuno. Durante gli incontri pubblici sono certo che ascolteremo voci contrarie. Il nostro scopo è accogliere tutti nel Dibattito e garantire che ciascuno si possa esprimere in modo argomentato e libero. Certo più in generale il tema della reciproca legittimazione democratica resta un nervo scoperto della nostra vita pubblica. Anche in questo contesto c’è chi cerca di costruire ponti e chi preferisce erigere dei muri. Per abito mentale cerco di essere sempre dalla parte delle soluzioni e mai dalla parte della creazione dei problemi. Credo che in ogni vicenda umana per ottenere dei risultati positivi sia indispensabile il dialogo basato sul legittimo riconoscimento dei ruoli e sull’onestà intellettuale accreditata a tutte le parti in causa.

Dunque, nonostante tutto siete sempre disponibili al dialogo?

Insieme al professor Olivetti ci sforziamo di seguire la regola sopra citata e per questo confermo che, nonostante alcune espressioni infelici e il dato che i posti ai tavoli tematici siano tutti pieni, se i Comitati del No lo desiderano, c’è sempre una sedia disponibile per un loro rappresentante.